Recenti pubblicazioni:

IL VELTRO, RIVISTA DELLA CIVILTÀ ITALIANA dedica il numero speciale

1-6 ANNO LIX - GENNAIO - DICEMBRE 2015

al Centenario dell'inizio della Prima guerra mondiale e all'ingresso dell'Italia nel conflitto dal titolo:

LA GRANDE GUERRA E L'EUROPA DANUBIANO-BALCANICA
a cura di Francesco Guida

Il 2014 e il 2015 hanno visto, come era naturale, un grande numero di iniziative scientifiche ed editoriali legate al centenario dell'inizio della Prima guerra mondiale e all'ingresso dell'Italia nel conflitto. La varietà di tali iniziative è stata notevole spaziando dalla semplice ripresentazione di fatti e studi già noti, a innovative e ambiziose reinterpretazioni degli eventi di cento anni fa, dalla storia militare a quella politica o sociale ed economica. Nel nostro Paese maggiore, ma non esclusiva, è stata l'attenzione alla guerra “italiana”, mentre la pubblicazione in traduzione di molti saggi di autore straniero ha contribuito a una conoscenza più generale e di maggior respiro della guerra. Il presente volume si colloca a cavallo tra queste due impostazioni, ma con evidente inclinazione verso la seconda. Include, infatti, alcuni contributi di carattere generale (dall'indagine storiografica alla politica del papa Benedetto XV) ma si caratterizza per un'analisi, articolata per singoli Stati, di ciò che fu e significò il conflitto per una specifica parte del continente europeo, l'Europa danubianobalcanica, verso la quale l'attenzione dei governi italiani fu sempre molto alta.

Si parte nel centro d'Europa con l'Ungheria cui l'opinione pubblica italiana era legata da comuni vicende e ricordi risorgimentali. Si prosegue con la Romania, “sorella latina d'Oriente”, quindi con gli Stati e i popoli d'oltre Adriatico e oltre Jonio (Serbia, Montenegro, Albania) – là dove scoppiò la scintilla del dio Marte e si aprì il primo fronte – e con il popolo più balcanico di tutti, quello bulgaro, nonché con la Grecia. Nessuno di questi Stati era una grande Potenza, ma tutti ebbero un ruolo, attivo o passivo, nelle vicende belliche e tutti avevano, in maggiore o minore misura, una qualche importanza per i governanti italiani e talora per lo Stato maggiore militare. Ognuno presentava, inoltre, specifiche peculiarità legate in primo luogo alla costruzione territoriale e ideale dello Stato nazionale, mentre ciascun governo dell'area doveva tenere conto del contesto internazionale e delle sollecitazioni continue che provenivano dalle Potenze delle due grandi coalizioni scese in campo l'una contro l'altra. Si tratta di vicende e dinamiche poco note al grande pubblico, ma vivaci e interessanti anche in relazione alla storia italiana ed europea tutta (o almeno l'auspicio è che il lettore le possa considerare tali). Sono state trattate da specialisti sulla base di una letteratura storica e di dati poco familiari anche agli studiosi di storia contemporanea generalisti. Da ciò scaturisce l'originalità dell'opera nel suo complesso.

Al termine della lettura si dispiega un quadro fortemente innovato, frutto del grande scontro bellico ma anche dei conflitti locali che lo seguirono, da quello ungaroromeno a quello grecoturco. La scomparsa dei grandi Imperi multinazionali – preannunciata dalle Guerre balcaniche del 19121913 che avevano espulso quasi completamente la Potenza turca ottomana dal continente europeo dove si era saldamente insediata da secoli – si risentì nell'area danubianobalcanica quanto e più che altrove, dando luogo a nuove formazioni statali o ad amplissime rimodulazioni di quelle esistenti (è il caso della Grande Romania sorta nel 1919). I nuovi Stati non si dimostrarono più solidi di quelli che li avevano preceduti e, di nuovo, dovettero subire e adeguarsi alle dinamiche internazionali in cui le maggiori Potenze costituirono fattori determinanti, ma questa è un'altra storia.

FRANCESCO GUIDA
Professore ordinario di Storia dell'Europa centroorientale all'Università “Roma Tre”. Vicepresidente dell'Association Internationale d'Études du Sudest européen.






Il Veltro pubblica un numero speciale sul centenario dell'indipendenza albanese.

IL VELTRO, RIVISTA DELLA CIVILTÀ ITALIANA dedica un numero speciale al

Centenario dell'Indipendenza dell'Albania – 1912 – 2012.

L'influenza delle relazioni con l'Italia sulla nascita della coscienza nazionale albanese

Ideato dal dott. Franco Tagliarini, trova subito l'appoggio dell'Istituto Italiano di Cultura di Tirana e dell'Ambasciata D'Italia In Albania.



Sono duecento pagine di contributi storici di alto livello, dove scorrono i nomi, le vite, il pensiero, controversie e contraddizioni di personaggi di spicco, albanesi e arbëresh, quali con la loro retorica spinsero all'indipendenza dell'Albania e alla formazione dello stato albanese.

Vite che si intrecciano, idee che si ritrovano e si contraddicono, si lasciano per poi ritrovarsi e riprovare ancora una volta a trovare una via d'uscita per quel piccolo stato che stava per nascere e il suo futuro. Questi personaggi hanno qualcosa in comune: sono legati all'Albania quanto all'Italia , quale contributo decisivo in questo percorso resta sempre sullo sfondo.

Scorrendo le pagine, si ha un strana impressione: sembra di vedere l'Italia e la neonata Albania, fisse sulle sponde dell'Adriatico che si guardano, si amano, si maltrattano. E quel mare che ci accomuna diventa un mare di idee, di decisioni, di storia. Una Albania vulnerabile, un' Italia di dubbia politica.

Quale modo migliore di quello scelto dal Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Tirana, FULVIA VENEZIANI, che riportare all'apertura uno stralcio di "Albania una e mille" di Montanelli: "È la geografia che si incarica di designare ad ogni popolo i suoi amici e i suoi nemici. Ora la geografia adriatica è tale che fatalmente Italia e Albania debbono basare i loro rapporti sopra un piano d'interessi comuni. La striscia di mare che le separa serve egregiamente non a slontanarle, ma a unirle..."
All'interno vi è un intervento accurato dell' Ambasciatore d'Italia presso la Repubblica di Albania, MASSIMO GAIANI, intitolato "Italia-Albania: un ponte di amicizia" e tanti altri interventi di storici albanesi e italiani.

Questo numero monografico della rivista IL VELTRO è stato presentato alla Fiera del libro a Tirana sabato 17 novembre 2012, Sala CONFERENZE della Fiera. Sono intervenuti l'Ambasciatore d'Italia presso la Repubblica di Albania, S.E. Massimo Gaiani , il dott. Franco Tagliarini (Rivista “Il Veltro”) e il prof.Andi Pinari (Fakulteti i Historise dhe Filologjise – Università Statale di Tirana) . Ha coordinato: il prof. Francesco Guida (Università di Roma III).

L'elenco completo degli autori e gli articoli contenuti in questo numero speciale:

- FULVIA VENEZIANI, Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Tirana, L'influenza delle relazioni con l'Italia sulla nascita della coscienza nazionale albanese, p. 3;

- MASSIMO GAIANI, Ambasciatore d'Italia presso la Repubblica di Albania, Italia-Albania: un ponte di amicizia, p. 5;

- PELLUMB XHUFI, Flussi italiani nel Movimento albanese di Rinascita Nazionale, p. 15;

- PETRIT NATHANAILI, Il Risorgimento albanese tra il Convegno di Berlino del 1878 e la Conferenza di Londra del 1912, p. 29;

- FRANCESCO GUIDA, Gli italo-albanesi e il garibaldinismo dinanzi alla questione albanese all'inizio del Novecento (1900-1906), p. 41;

- ALBERTO BASCIANI, La proclamazione dell'indipendenza albanese e la stampanazionale italiana, p. 61;

- ANTONIO D'ALESSANDRI, Il tormentato percorso dell'indipendenza albanese (novembre 1912 - luglio 1913). Anselmo Lorecchioe il punto di vista arbëresh, p. 81;

- RAJNA KOVACI TULLUMANI, Il contributo delle donne all'indipendenza dell'Albania, p. 99;

- ANTONIOBELLUSCI, Mons. Domenico Bellusci (1774-1833) e la nascita della coscienza nazionale albanese nel Collegio italo-albanese di Sant'Adriano in San Demetrio Corone, p. 117;

- GIOVANNI ARMILLOTTA, Gli arbëreshët della Scuola Sofiota fra lumi e governo, p. 139;

- ANDI PINARI, Il ruolo degli arbëresh nel Movimento nazionale albanese, p. 151;

- FRANCESCO FABBRICATORE, Terenzio Tocci: un esempio di mazzinianesimo rivoluzionario arbëresh per l'Albania,p. 159;

- NEVILA NIKA, Il ritorno nel paese d'origine. Il caso di Terenzio Tocci,p. 175;

- MICHELE BRONDINO, Italia-Albania nella politica del "buon vicinato".L'avvio delle relazioni culturali con la restituzione della "Dea di Butrinto", p. 183;

- LUCIA NADIN, Profilo di P. Giuseppe Valentini S.J., p. 203.




















PAMELA BALLINGER
LA MEMORIA DELL'ESILIO.
Esodo e identità al confine dei Balcani
Roma 2010, pp. XVI – 516, € 35,00
ISBN: 88-85015-56-5



Il volume di Pamela Ballinger costituisce il primo importante studio di carattere antropologico dedicato al tema dell'esodo istriano, della migrazione di massa dall'Istria – così come dalle città di Zara e Fiume – tra il 1943 e il 1955.
Nei dieci anni dopo la Seconda Guerra Mondiale più di 350.000 italiani furono costretti ad espatriare dalla zona di confine tra l'Italia e la Iugoslavia, per la quale la studiosa americana ha usato il termine “Marca Giuliana”, per comprendervi la Venezia Giulia e l'Istria odierne.
Tale migrazione si ampliò nel contesto del contenzioso territoriale tra l'Italia e la lugoslavia sulla Venezia Giulia dopo il 1945. Un contenzioso risolto a livello diplomatico da due successivi accordi: il Trattato di Pace con l'Italia del 1947 e il Memorandum d'Intesa del 1954.
Tuttavia, pur se risolte sul piano internazionale, le questioni relative alla spartizione territoriale continuarono per oltre mezzo secolo ad avere strascichi per coloro che risiedevano nella regione.
La ricerca s'incentra su come la popolazione italiana divisa da confini politici dopo la Seconda Guerra Mondiale vive il ricordo della “Marca Giuliana” nel decennio successivo alla fine della Guerra Fredda e alla dissoluzione della Iugoslavia socialista.
L'Autrice, un'antropologa statunitense specializzata nello studio delle identità etnico-nazionali delle zone di confine e del Mediterraneo, è professore di antropologia al Bowdoin College – Brunswick (Maine, USA).
Nell'analizzare le memorie dell'esodo istriano, Pamela Ballinger esamina come gli eventi sono ricordati da ambedue i lati del confine postbellico dagli “esuli” (coloro che abbandonarono l'Istria) e i “rimasti” (coloro che scelsero di continuare a vivere oltre il confine).
L'Autrice approfondisce il complesso rapporto tra le memorie individuali e le testimonianze collettive sul passato. La sua analisi si avvale di ricerche di archivio, di documenti e soprattutto di diciotto mesi di intensa ricerca sul campo condotta tra il 1995 e il 1996 prevalentemente a Trieste e Rovigno.
Applicando il metodo antropologico dell'osservazione e della partecipazione, Ballinger ha vissuto e lavorato con quanti avevano sperimentato in prima persona il dramma dell'esodo e trovato – negli anni Novanta – nuovi mezzi per raccontare le proprie esperienze e nuovi ascolti per le proprie storie a lungo ignorate.
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La prima parte del libro dà un fondamento storico all'esodo, e anche alla narrazione e ai ricordi attraverso cui viene oggi considerata la divisione territoriale successiva al 1945 e la conseguente migrazione.
Ballinger esamina i tre momenti cruciali nei quali stati e confini della “Marca Giuliana” sono stati modificati: dopo la Prima Guerra Mondiale, dopo la Seconda Guerra Mondiale e nel 1991.
Per ciascun periodo storico, l'Autrice confronta le diverse accentuazioni a riguardo dell'identità etnica e nazionale. Con ciò, essa sottolinea come le interpretazioni dell'identità e del passato che divennero di attualità negli anni Novanta avessero profonde radici storiche – tra l'altro – nella concezione cattolica della redenzione, nel dibattito sull'irredentismo a partire dall'Ottocento, nelle visioni imperiali, nel cosmopolitismo. Allo stesso tempo, il giudizio degli istriani sul passato riflette la loro attuale situazione. Di conseguenza, l'analisi colloca il nuovo modo di considerare la storia dell'esodo istriano nel mutato panorama politico italiano e dell'ex Iugoslavia.
La seconda parte mette a fuoco come gli abitanti della regione diano differenti versioni delle memorie dell'esodo. L'Autrice attinge dalle interviste e dalle fonti orali che le consentono di esaminare come si siano formati i racconti di violenza e di spostamenti e i modi nei quali vicende individuali possano ad un tempo confermare e contraddire storie di sofferenze e vittimizzazione.
Un intero capitolo è dedicato al controverso ed emotivamente coinvolgente tema delle foibe – le cavità carsiche – nelle quali i partigiani giustiziarono civili e militari italiani in Istria nel 1943-45 e a Trieste nel 1945.
Segue un capitolo dedicato alle memorie dell'esodo di coloro che lasciarono l'Istria ed un altro dedicato alle memorie di coloro che rimasero.
Il capitolo finale esamina l'emergere negli anni Novanta di un movimento regionalista nell'Istria croata, che cerca di superare le divisioni che portarono all'esodo attraverso la promozione di una convivenza nella “Marca Giuliana”.

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Tra le numerose positive recensioni di illustri studiosi si segnalano quelle di Keith Brown, professore di Antropologia alla Brown University, nel Journal of the Royal Anthropological Institute; di Maura Hametz. Professore di storia all'Old Dominion University, nel Comparative Studies in Society and History; di Leyla Neyzi, professore di Antropologia nella Sabanci University di Istambul, in Anthropological Quarterly; di Blenda Sluga, professore di Storia Internazionale all'Università di Sydney, in Journal of Modern History e di Andrew Wachtel, Professore di Scienze umane alla Northwestern University, in American Historical Review.


Scrive il prof. Michael Herzfeld della Harvard University: «La Memoria dell'esilio è un significativo contributo per la comprensione di un capitolo poco conosciuto nello sviluppo delle identità balcaniche in relazione all'Europa Occidentale. La meticolosa ricerca della Ballinger e la sua abilità nel mantenere un'equilibrata distanza dalle parti rende questo saggio un grande contributo alla pubblicistica sull'argomento».

                        Franco Tagliarini
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Il Veltro ha dedicato un numero speciale, in occasione del centenario della pubblicazione del Manifesto del Futurismo, a Filippo Tommaso Marinetti, l'Alessandrino.
La rivista ha inteso porre in particolare evidenza la figura di Marinetti, esponente esemplare della comunità degli italiani d'Egitto e promuovere una riflessione sulla formazione dell'intellettuale, emblema delle trasformazioni culturali, nonché individuare l'influenza che la cultura egiziana ha esercitato sul poeta. Ed inoltre come e dove l'innovazione creativa di Marinetti ha operato nel paese di origine.
La pubblicazione, alla quale hanno collaborato illustri studiosi italiani ed egiziani, ha inteso promuovere incontri di conoscenza e sondare aspetti specifici e di relazione, soffermandosi sulla rilevanza dell'interculturalità nella letteratura migrante di cui Marinetti è valido rappresentante.

La rivista si apre con un articolo di Maurizio Fallace, Direttore Generale per i Beni Librari del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, “Alessandria d'Egitto e le origini di F.T.Marinetti”.
Il 20 febbraio del 1909 – scrive Maurizio Fallace – sulle pagine del quotidiano di Parigi «Le Figaro», veniva pubblicato un Manifesto che si rivolgeva a «tutti gli uomini vivi della terra». Ne era autore Filippo Tommaso Marinetti, un poeta italiano nato alla fine dell'Ottocento nella cosmopolita Alessandria d'Egitto, cresciuto in Francia e imbevuto di cultura internazionale.
Nel documento enunciava un programma radicale di rinnovamento di ogni forma di arte dove, accanto ad una critica di matrice avanguardista della distruzione del vecchio, opponeva la forza di una ricerca coerente e costruttiva.
Ecco quindi – continua Maurizio Fallace – che, celebrando i cento anni dalla pubblicazione del Manifesto, si è voluto sottoporre questo movimento di pensiero e d'arte ad una lettura nuova, libera dai precedenti condizionamenti, che lo hanno troppo spesso limitato ai confini italiani.
La presentazione al Cairo di questo numero del «Veltro» non può quindi trovare migliore occasione, per le personalità che vi hanno contribuito e per la ricchezza dei contenuti, che nel corso della IX edizione della Settimana della lingua italiana nel mondo.
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Segue un importante saggio di Mario Verdone, insigne storico dei movimenti d'avanguardia, “Universalità del Futurismo”. Questo articolo può essere considerato l'ultimo contributo dello studioso, in quanto pervenuto alla redazione solo pochi giorni prima della Sua scomparsa. A suo parere il futurismo fu tra i movimenti d'avanguardia letterari ed artistici del nostro tempo quello che ebbe la più vasta diffusione mondiale, in conseguenza di un'azione deliberata, internazionale e costante. Alessandria d'Egitto costituì al tempo un luogo privilegiato di contatti internazionali e tra le culture.
In “Futurismo e guerra” Caterina Cittadino sostiene che nel movimento futurista, teso al proseguimento del cambiamento, la guerra assume una importanza fondamentale, diventando lo strumento principe del cambiamento stesso.
“Architettura e futurismo: dall'estetica alla funzione” di Rosa Cipollone evidenzia che tra le arti è l'architettura contemporanea ad aver ereditato dall'avanguardia futurista i suoi messaggi rivoluzionari: assumere l'identità del proprio tempo ed essere in relazione diretta con la vita, ove la funzione determina la forma che si plasma libera, assecondando la dinamicità e fluidità delle linee di forza, oblique e curve, della funzione stessa.
Le condizioni geopolitiche, sociali, economiche e culturali di Alessandria d'Egitto hanno avuto – scrive Franco Greco nel suo articolo – un influsso incomparabile sulla comunità italiana che vi si era insediata sin dal primo Ottocento. Marinetti, nel suo periodo alessandrino, avrà sicuramente vissuto quel fenomeno di fondamentale importanza nella storia continentale che è stato l'irridentismo.
E' di Hussein Mahmoud il contributo su “«Il fascino dell'Egitto» e il ritorno alla terra natale” nel quale l'autore evidenza come Marinetti, descrivendo il suo viaggio di ritorno in Egitto, nei primi anni trenta, non può sottrarsi a sentimenti di nostalgia del passato e confessa di aver sentito il richiamo dei paesaggi di questa terra di dune, piramidi e mare, del Nilo e della sua infanzia.
Rabbie Salama esamina con particolare attenzione il romanzo «Mafarka il futurista», svelandone elementi e riferimenti autobiografici ed evidenziando altri aspetti afferenti alla cultura egiziana presenti direttamente od indirettamente nel romanzo di Marinetti, relativamente al linguaggio, alle usanze e ai costumi.
Nel ponderoso studio “Marinetti, Ungaretti e Gadda: paradigmi del cambiamento”, Giulio de Jorio Frisari afferma che Marinetti, ponendo la dimensione pragmatica al centro della sua rivoluzione estetica, ha voluto ribaltare i paradigmi della retorica con apparente genericità, in realtà individuando nell'atto declamatorio il punto a partire dal quale tecnicamente scardinare la cultura accademica e letteraria.
La vita e la poetica di Nelson Morpurgo – poeta e futurista in Egitto – sono illustrate da Roberto Ruberti. Nelson Morpurgo fu molto amico di Marinetti e alfiere del futurismo in Africa. L'amicizia tra i due poeti iniziò con un incontro nel 1915, che segnò la vita di Morpurgo trasformandolo in un futurista entusiasta. Rientrato in Egitto dopo la Grande Guerra pubblicò lì le sue opere futuriste.
Valentine de Saint-Point è stata una delle poche donne protagoniste del movimento futurista, firmataria di ben due manifesti futuristi (il Manifesto della donna futurista del 1912 e il Manifesto futurista della lussuria del 1913). Valentine de Saint Point, musa dei salotti parigini e tiratrice di scherma – scrive Tiziana Colusso - è stata poetessa, romanziera, saggista, modella, coreografa, artista visiva, giornalista, attivista politica, esperta di esoterismo.
Anche se Filippo Tommaso Marinetti è nato in Egitto – scrive Isabella Camera d'Afflitto nel saggio “Poesia araba e movimento futurista: possibilità di un incontro?” – e fa parte di quella élite culturale europea trapiantata nella cosmopolita Alessandria, in realtà egli non ebbe con gli intellettuali arabi contatti tali da poter affermare che ci siano tracce futuriste nella produzione letteraria araba del primo Novecento.
Hassan Farghal affronta il tema dell'influsso del futurismo sulla musica egiziana. Quanto all'innovazione futurista in Egitto, afferma l'autore, il rinnovamento della musica egiziana ha contrassegnato numerosi artisti, rafforzando quell'influenza italiana, che l'Aida di Giuseppe Verdi aveva già attestato.
Chiude il numero l'articolo di Ezzat El Kamhawi “L'intellettuale e il potere”.L'autore dibatte le relazioni tra l'intellettuale e il potere. Marinetti e Ungaretti sono stati accusati di aver aderito al fascismo. Le valutazioni sulla presa di posizione dell'intellettuale nei confronti del potere devono tener conto del contesto sociale e politico in una determinata fase storica, e non solo dell'esito, positivo o negativo, di quel rapporto.
Al fine di favorire la diffusione del numero nel paese amico, i riassunti di ciascun articolo sono tradotti in inglese ed in lingua araba.

Franco Tagliarini









Alan M. Stahl
Zecca. La zecca di Venezia nell'età medioevale
Il Veltro Editrice, Roma 2008, pp. 732, € 35,00
ISBN: 88-85015-55-7



Il ponderoso volume su funzionamento e prodotti della zecca di Venezia nel periodo che va dalle sue origini, nel periodo Carolingio, al quindicesimo secolo si basa su uno studio approfondito delle fonti d'archivio e su un'attenta disamina delle monete veneziane medioevali e dei contesti relativi al loro ritrovamento.  L'autore, storico del Medioevo specializzato sia nella storia di Venezia che in numismatica medioevale, è "Curator of Numismatics" presso l'Università di Princeton.
L'autore apre con una panoramica cronologica sullo sviluppo delle attività di conio veneziane e sul ruolo che esse hanno avuto nel garantire gli scambi commerciali e la prosperità della repubblica mercantile. Nell'epoca delle monete divisionali, dall'800 al 1200, Venezia seguì il modello di altre città italiane che avevano un solo taglio, a imitazione del denarius d'argento fino introdotto da Carlo Magno, di cui però vennero gradualmente ridotti il formato, la percentuale di metallo prezioso nella lega e l'accuratezza del conio. Intorno al 1200, Venezia portò l'Europa nell'epoca del grosso, creando il primo grande conio multiplo in argento. Nello stesso secolo Venezia produsse il primo ducato, la moneta d'oro che avrebbe dominato il commercio nell'area mediterranea e sarebbe rimasta virtualmente inalterata per sei secoli. Altri tagli furono coniati poi con il diversificarsi della produzione monetaria di Venezia: il soldino per i piccoli scambi e il tornesello, moneta sopravvalutata la cui circolazione venne limitata alle colonie veneziane dell'Egeo.
Nella sezione successiva del libro, Stahl esamina il ruolo della zecca nella vita della Venezia medievale, illustrando le tensioni che esistevano all'interno degli organismi politici tra quanti puntavano a ricavare il massimo profitto dalla zecca controllata dallo Stato e quanti volevano che la produzione monetaria andasse maggiormente incontro alle necessità dei mercanti.  L'autore esamina gli aspetti economici del regime di conio, per cui certe monete erano fonte di grossi guadagni per il governo, mentre altre venivano coniate con margini di profitto molto bassi.  La visione complessiva della circolazione dei vari tagli medioevali veneziani si basa su uno studio di fonti documentarie e informazioni ricavate dai ritrovamenti archeologici; nell'appendice sono elencati tutti i ritrovamenti di rilievo di monete veneziane, provenienti da scavi o in riserve accantonate. A concludere questa sezione, un capitolo riporta la storia della contraffazione delle monete veneziane e i sistemi usati dal governo per combattere la falsificazione e altri reati.
La sezione conclusiva del libro porta il lettore all'interno della zecca, collocata nella Piazzetta di fronte al palazzo del doge. Sono ricordate le carriere e le famiglie di provenienza di tutti i protagonisti della zecca e le loro figure vengono inquadrate nel contesto della nobiltà ereditaria della città. L'autore illustra le tecniche di pressoincisione, di raffinazione e fusione dei lingotti, come pure il dimensionamento e battitura delle monete, ed esamina i compiti e l'identità delle centinaia di operai della zecca. Alan Stahl si sofferma sui risultati di una serie di ricerche scientifiche tese a determinare l'effettivo contenuto metallico delle monete veneziane medievali in confronto con gli standard prescritti nei documenti ufficiali. Nel capitolo finale si ricostruisce il volume della produzione sulla base dei dati forniti dalle fonti scritte e i ritrovamenti di esemplari monetari.
Come ha affermato il professor Peter Spufford dell'Università di Cambridge, «Questo libro è il più illuminante tra gli studi fin qui prodotti su tutte le zecche europee del tardo Medioevo, e a fargli assumere particolare importanza è la stessa dimensione della zecca veneziana, una delle più grandi d'Europa».
La Prof.ssa Lucia Travaini, titolare della Cattedra di Numismatica medievale e moderna dell'Università degli Studi di Milano ci ha scritto: «Il libro è davvero molto importante, e non solo in relazione a Venezia, ma come modello di ricerca per tutte le zecche italiane. Politica, personale, tecnologia, economia, ritrovamenti monetali, iconografia: il tutto viene raccolto e presentato in modo impeccabile».
L'edizione americana del libro ha ottenuto importanti recensioni su riviste di altissimo livello: tra le altre quella di Cecile Morrison, Direttore di ricerca del CNRS – Parigi sulla "Revue Numismatique"; di Ugo Tucci, Professore emerito di Storia economica nell'Università di Venezia, sulla "Rivista Storica Italiana"; di Andrea Saccocci, Docente di Numismatica nell'Università di Udine, sulla "Rivista Italiana di Numismatica", di Thomas F.Madden della Saint Louis University sulla "American Historical Review".

Franco Tagliarini                  



IL VELTRO – RIVISTA DELLA CIVILTA' ITALIANA
LE RELAZIONI TRA L'ITALIA E L'INDIA

Sono stati recentemente pubblicati, in collaborazione con l'Istituto Italiano di Cultura di New Delhi,  due numeri speciali del «Veltro» sulle relazioni tra l'Italia e l'India.
I due numeri – il primo in lingua italiana ed il secondo in lingua inglese – , di cui si presentano di seguito i sommari,  si aprono con un messaggio del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano.

Ai volumi, di 260 pagina ciascuno, divisi in tre sezioni:  “Italia e India in un mondo globale”; “Relazioni storiche e culturali”; “Relazioni economiche e commerciali”, hanno collaborato personalità politiche, esponenti del mondo diplomatico e dell'economia, docenti universitari e studiosi.




C.Cappelletti, S.Stranieri (a cura di)
STORIA ED EPISTEMOLOGIA DEL COUNSELING
2007, pp.399, € 25,00
   
                                            
Il volume, che raccoglie i contributi al Congresso Internazionale della S.I.Co -  Società Italiana di Counseling - offre una rappresentazione dettagliata della situazione del Counseling in Italia, tanto sotto il profilo professionale ( scuole ed orientamenti teorici, legislazione attuale, ambiti di intervento) che sotto quello degli studi.   
                                                    

AA.VV. ISTITUTO ACCADEMICO DI ROMA
ACTA 2007
2007, pp.228, € 18,00
       
Il volume raccoglie i contributi degli studiosi che fanno parte del Consiglio Accademico dell'Istituto Accademico di Roma.
L'Istituto Accademico di Roma è stato fondato nel 1964 come luogo di incontro, di colloquio e di collaborazione tra studiosi, convinti di dover concordemente riaffermare l'autonomia intellettuale e la responsabilità civile della cultura.
L'Istituto ha come fine primario l'analisi critica di temi e problemi, fondamentali ed attuali, della filosofia, della scienza e della società, con la determinazione di orientamenti teoretici, educativi e propositivi.

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