IL VELTRO - Rivista della civiltà italiana 

"Il Veltro" -  che nel 2006 ha compiuto 50 anni- è stato fondato nel 1957 a Roma con sottotitolo "Rassegna di vita italiana", divenuto nel '61 "Rivista della civiltà italiana", da Aldo Ferrabino e Vincenzo Cappelletti, primo e attuale direttore.
Nata come organo culturale della Società Dante Alighieri, nell'atmosfera di rinnovamento che caratterizzò fin dall'inizio la presidenza di Aldo Ferrabino, assunta nel 1956, la Rivista ottenne significative adesioni, mentre affioravano tematiche originali e ricorrenze sistematiche, negli articoli e nelle rassegne, soprattutto letterarie. Responsabile strumento di una istituzione che aveva scritto pagine di alta coscienza civile, "Il  Veltro" adottò - intervallandosi alla pubblicazione di numeri di serie, recanti articoli di rinomati autori e studiosi qualificati nelle varie discipline, rassegne e rubriche bibliografiche - la formula dei numeri sui rapporti tra l'Italia e altri Paesi o aree geografiche, con il proposito di valorizzare la creazione culturale italiana, in rapporto a quelle di tutte le altre nazioni.
                                              
Nel 1974, in un quadro mutato, "Il Veltro" divenne autonomo dall'istituzione che lo aveva promosso: assunse una formula culturale più serrata, concepita come tribuna critica e dialettica della cultura, umanistica e scientifica, di matrice italiana, e avviò una diversa proiezione nel mondo, quale organo dell'Associazione "Presenza Italiana", nel cui ambito si costituì la Società cooperativa di studiosi e pubblicisti "Il Veltro Editrice", che da allora ne cura la pubblicazione.
                                     
Il passaggio di editore portò alcuni cambiamenti ed ammodernamenti nelle scelte contenutistiche, con l'apertura di "sommari" ad argomenti scientifici, economici, e di politica internazionale. La Rivista segue una linea di approfondimenti storici e sviluppi culturali, e non di semplice attualità, ma nello stesso tempo è attenta a tutto ciò che contribuisce alla formazione delle nuove generazionie all'evolversi della società e della scuola, al di sopra di stati e confini. Al "Veltro" hanno collaborato e collaborano prestigiosi rappresentanti della cultura italiana e internazionale, insieme a giovani ricercatori già affermati nelle varie discipline.
                                  
Per la diffusione ampia e qualificata della Rivista all'estero, nelle maggiori  università e istituzioni culturali   europee e americane, si è istituito uno stretto rapporto di collaborazione tra la Rivista e la Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero degli Affari Esteri.
Ampia diffusione "Il Veltro" ha pure acquisito entro la scuola italiana, di cui ha difeso i peculiari caratteri e le qualificanti tradizioni contribuendo a individuarne gli auspicati sviluppi, nella cornice della classicità linguistico - storica e dell'orientamento filosofico, che alimentano anche la pedagogia scientifica e la formazione tecnologica dei nostri anni.
                         
Nel 1984 un primo contributo storiografico per la Rivista è stata la tesi di laurea in lettere moderne: "Il Veltro 1957 - 1983. Suo contributo alla conoscenza della civiltà italiana e alle relazioni culturali con l'estero" , discussa alla Facoltà di lettere e filosofia dell'Università Cattolica di Milano, relatore il prof. Gianfranco Bianchi. Tra i principali centri d'interesse del periodico, particolare rilievo viene dato al tema delle relazioni storiche e culturali dell'Italia con altri Paesi, documentato dai numerosi fascicoli pubblicati, veri e propri volumi che suggellano e rinnovano secolari rapporti, o aprono nuovi orizzonti di dialogo, occupando un posto inconfondibile nel'editoria di cultura.
                            
E particolare rilievo ha assunto nelle ultime annate del "Veltro", e continuerà ad avere nel prossimo futuro, il tema dell'Europa, del concetto dell'Europa, allorché le ultime vicende della Costituzione europea, dal rifiuto di riconoscere la matrice cristiana della realtà culturale e civile del Continente al voto negativo dei cittadini francesi e olandesi, sono apparse aver  reso silenziosa l'anima europea.
Come scrive il direttore, Vincenzo Cappelletti, nell'articolo Europa dagli Urali all'Atlantico : " Dare una nuova anima all'Europa significa collegarla con l'oggi e con il domani di una vita storica, che sembra giunta a coinvolgere l'intera umanità. Nessuna persona singola può misurarsi con un compito così vasto e complesso. Può farlo il Cristianesimo, ripetendo l'impresa che dal quarto secolo lo vide lavorare alle fondamenta di una nuova civiltà, senza dimenticare il bisogno dell'eterno che vive in ogni singola persona e nell'istante di verità trascende la serie dei secoli".



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